Azienda

È nella botte piccola che c’è il buon vino…
Tutto s’addice alla nostra piccola azienda. Di conduzione familiare, cerchiamo con serietà ed impegno di migliorarci e migliorare i nostri prodotti.
La conformazione del territorio impone una vendemmia esclusivamente manuale. In questo modo ogni singolo grappolo viene visionato e raccolto con una selezione direttamente sul campo ( e mai aggettivo fu più azzeccato…), in vigneti di proprietà, situati nelle verdi colline di Guia e Campea, frazioni del comprensorio Valdobbiadene – Conegliano DOCG.
Crediamo nella genuinità e nella semplicità, nel naturale processo che dall’uva ci porta al buon vino.
La nostra cantina propone i suoi vini curati dalla raccolta alla vinificazione, con affinimento in vasche inox, all’imbottigliamento.
Per noi: modernità al servizio e nel rispetto delle più antiche tradizioni.

 

Territorio

Il territorio del Prosecco storico, si estende nella fascia collinare della provincia di Treviso, un susseguirsi di ricami compresi fra Valdobbiadene e Conegliano.
Da oltre tre secoli è coltivato ad un’altitudine fra i 50 e i 500 metri slm (nel nostro specifico tra i 300 e i 400 mt slm).
Valdobbiadene e le sue frazioni ne costituiscono il cuore produttivo.
Il nostro comprensorio pedemontano, grazie a tutte le aziende agricole e spumantistiche che lo  compongono, da tanti è considerato il più importante distretto enologico italiano, specializzato nella produzione dello Spumante con metodo Charmat.
Il clima di collina e le caratteristiche geologiche del terreno,rendono la nostra una zona ottima per la produzione di uve atte a divenire un  vino a tutto pasto, nelle diverse e tutte apprezzate tipologie di Prosecco.

 

Storia

L’azienda come si presenta oggi, è di recente nascita. Paolo ha introdotto negli anni recenti la produzione di Prosecco frizzante e spumante fermentato in autoclave, prodotti importanti che non hanno per questo sostituito o declassato il prosecco storico per eccellenza, quello con il fondo.

Da molteplici generazioni sia da parte paterna che materna, la famiglia coltiva le proprie vigne in collina, proprio dove il sole aiuta la generosa vite a far crescere i più bei grappoli d’uva.Vien da sé pensare alle difficoltà che la posizione geografica del nostro territorio impone al lavoro umano.

È difficile e faticoso anche ai giorni nostri, dove attrezzature meccaniche aiutano molto. Con il trascorrere degli anni infatti in molte colture, soprattutto le più “scomode”, si sono costruite strade ed accessi utili per il trasporto dell’uva nel periodo delle vendemmie e per effettuare i trattamenti necessari.

Il lamentarci dei nostri anni soprattutto la sera rientrando stanchi dopo una lunga giornata nei vigneti, non ci fa dimenticare quello che passavano i nostri nonni o bisnonni quando le uniche forze erano date da gambe e braccia, un carro e solo negli anni recenti un trattore senza motrice.

Partivano alla mattina andando nei campi e tornavano alla sera; le mogli portavano il pranzo sul posto, ci si sedeva a terra nelle giornate di sole o sopra una trave se l’umidità rendeva il suolo bagnato. I bambini seguivano la mamma e aiutavano per quel che potevano i genitori.

I diversi lavori stagionali richiedevano fatica fisica e molto più tempo. Le viti venivano sostenute da pali, da noi chiamati “scanfele” o “pai de testa” e mentre ora abbiamo la fortuna di piantarli con l’aiuto di mezzi meccanici, allora c’era il “palo di ferro”, strumento con cui veniva fatto un buco profondo dove alloggiare il sostegno della vite che essendo tutto in legno però, necessitava di sostituzioni periodiche. Tutti i nostri avi e nei tempi più recenti (anni 1930/40) i nonni Adolfo e Guglielmo, partivano con le “musse” nei vicini boschi di castagno; tagliavano e sistemavano gli alberi per ricavare i pali e tutto quello che avanzava veniva comunque portato a casa utilizzato come legna da ardere.

Molti dei vigneti ora presenti, a quei tempi erano prati e campi utilizzati per erba da taglio; infatti ogni famiglia possedeva più o meno grandi stalle per l’allevamento soprattutto di mucche e vitelli (attività smessa dalla nostra famiglia solo qualche anno fa).

Il momento di festa e di impegno massimo era sicuramente la vendemmia. I tempi erano molto diversi: ci si aiutava tra parenti ed amici, magari venuti da “fuori”, senza tanti pensieri di “voucher” o buste paga.

I cesti di vimini (già molto pesanti), venivano caricati in spalla con l’aiuto del “bigòl” e scendendo la vigna venivano scaricati nei carri e nei rimorchi. La pigiatura una volta arrivati a casa era nei tini e solo più tardi con l’aiuto di una diraspatrice meccanica; dopo alcuni giorni, una volta terminata la fermentazione in botte, la vinaccia veniva pressata nel torchio e lavorata per l’ultima volta.

Chi ora vi scrive personalmente alcune cose non le ha vissute, ma abbiamo ben conosciuto i nostri cari ed i racconti di chi vive in prima persona la fatica ma soprattutto la soddisfazione del prodotto ottenuto. Quando eravamo bambini, l’enfasi ed il ripetere “sempre le stesse cose” dei nostri nonni, ci annoiava e ci faceva sborbottare (in silenzio, naturalmente).

Ora in età adulta oltre ad essere consapevoli della ricchezza che questi ricordi ci danno, ringraziamo i nostri cari , sperando di essere a nostra volta capaci di tramandarla alla prossima generazione.